Afa. Caldo pomeriggio di metà estate.
Lei, spalamata su una sedia sdraio, sotto i raggi solari e un filo di vento.
Erano tre passi di piastrelle opache. Alle sue spalle un muro, di fronte il nulla.
Guardava il celeste orizzonte senza nuvole, senza monti, senza limiti e profondità.
Nel cielo c'era solo una palla di fuoco, sempre al soluto posto, non si spostava, non si spegneva.
Lei, immobile, con le gabe stese, le dita dei piedi toccavano le sbarre alte mezzo metro, bollenti.
Le sbarre e le mura la proteggevano, la bloccavano, la chiudevano.
Nessun movimento. Solo le gocce di sudore osavano lentamente scendere, una ad una, sul suo corpo nudo, fino a toccare il tessuto dello sdraio.
Le ombre non esistevano, come non esistevano fruscii o gli echi dei sospiri.
Silenzio.
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| Confine senza fine. |
Testo in prosa scritto da Anna Pavliv