sabato 28 luglio 2012

Disastro.

Visualizza un mondo che a poco hai costruito cadere, andare in frantumi. Giù i ponti e i palazzi. Giù tutte le aspettative e i bei ricordi. Giù ogni speranza. La fine. Le lacrime non sono più salate. Le nuvole non sono più cariche di pioggia. I campi di grano riprendono colore. Lentamente da queste ceneri nasce altro. Nascono dei fiori. Nascono nuovi colori. Nasce un nuovo mondo, trasparente, senza amore.
Non ancora, non ancora. Delirio.
Ambiente tetro

Quella luna pallida

Quella luna pallida, ci osserva, ci scruta nel profondo, ci segue e poi ci abbandona. Eppure non ne sentiamo la mancanza finchè il buio non ci avvolge e penetra lo sguardo. Amiamo i mostri nel biancore della notte, ci fanno sentire meno soli, ci accarezzano e fanno venire i brividi. Ci fanno sorridere nascondendo lacrime e terrore.
Andiamo avanti sotto questo chiarore nella notte.

La grande luna















Anna Pavliv

giovedì 19 luglio 2012

Edge.

Afa. Caldo pomeriggio di metà estate.
Lei, spalamata su una sedia sdraio, sotto i raggi solari e un filo di vento.
Erano tre passi di piastrelle opache. Alle sue spalle un muro, di fronte il nulla.
Guardava il celeste orizzonte senza nuvole, senza monti, senza limiti e profondità.
Nel cielo c'era solo una palla di fuoco, sempre al soluto posto, non si spostava, non si spegneva.
Lei, immobile, con le gabe stese, le dita dei piedi toccavano le sbarre alte mezzo metro, bollenti.
Le sbarre e le mura la proteggevano, la bloccavano, la chiudevano.
Nessun movimento. Solo le gocce di sudore osavano lentamente scendere, una ad una, sul suo corpo nudo, fino a toccare il tessuto dello sdraio.
Le ombre non esistevano, come non esistevano fruscii o gli echi dei sospiri.
Silenzio.

Confine senza fine.
Testo in prosa  scritto da Anna Pavliv