venerdì 5 aprile 2013

La scrittura è la salvezza, viva la letteratura.

"Vorrei che tutti leggessero, non per diventare letterati o poeti, ma perchè nessuno sia più schiavo."
citazione di Gianni Rodari.

"Così scoprì la virtù paradossale della letteratura, che è quella di astrarci dal mondo per trovargli un senso."
citazione di Daniel Pennac

Queste due frasi con poco fanno intendere il mio pensiero sui libri e di quanto sia importante leggere.
Per amiche ho tante persone che non amano leggere, eppure non ho ancora capito come e perchè?
I libri si diramano in vari generi e tempi e scrittori e idee e trasmettono tutto quello di cui abbiamo bisogno per tenerci in vita, l'amore, il sapere e le emozioni.

Personalmente leggo per tutte e tre le cose, adoro acculturarmi e scoprire, sono una persona curiosa che ama scoprire il passato e i mondi delle idee attraverso gli scrittori.
I libri, a variare da scrittore a scrittore mi trasmettono emozioni che nemmeno credevo di avere attraverso i personaggi, è questo il bello a NOI, essere umani e innamorati, piace leggere perchè i libri ci emozionano perchè la letteratura è la vita e noi ricerchiamo la vita leggendo.

Senza la letteratura non ci sarebbe il presente, studiamo e capiamo la storia e gli errori e i sentimenti degli uomini dei secoli scorsi e se nessuno scrivesse e liberasse così l'anima con questo piacere proprio e per gli altri saremmo tutti senza vita.

Infine voglio solo dire che sono una bibliomane e un mondo senza l'invenzione della scrittura (che risale all'anno 4000 a.C. se mi ricordo bene) non sarebbe come lo è adesso, sarebbe senza storia e insensato.
La scrittura è la salvezza.

Bibliomane

Recensione: Gli effetti secondari dei sogni di Delphine de Vigan



Recensione: Gli effetti secondari dei sogni di Delphine de Vigan

Delphine de Vigan: nasce a Boulogne-Billancourt, in Francia, nel 1966. È una scrittrice francese. È l'autrice di quattro romanzi. Il suo primo romanzo, Giorni senza fame è stato pubblicato nel 2001, si tratta di un romanzo autobiografico sulla battaglia e la guarigione di un' anoressica di 19 anni.
Delphine de Vigan ha pubblicato in seguito, nel 2005, col suo nome Les jolis garçons, un breve romanzo, di 150 pagine, costituito dalle tre storie di una giovane donna, Emma. Poi, scavando nel tema delle difficoltà amorose e della memoria, ha pubblicato nel 2006 Una sera di dicembre.
Ha svolto lavori di ogni tipo, dall’hostess alla stiratrice passando per dimostratrice nei supermercati di marche di formaggi, ha occupato a Alfortville un posto come quadro in un istituto di ricerche di mercato. Oggi è madre di due bambini e scrittrice a tempo pieno dal 2007, l’anno in cui è stato pubblicato il romanzo: Gli effetti secondari dei sogni.

Trama: Lou Bertignac è una tredicenne col quoziente intellettivo pari a 160, perciò è progredita di due anni, a scuola, rispetto ai suoi coetanei. Nella sua classe piena di quindicenni non ha stretto amicizie e in più Marin, il suo professore è veramente tanto severo.
Lou, ama andare alla stazione dei treni, Austerlitz, le piace osservare le emozioni della gente. Lì per puro caso, incontra e poi conosce No, una giovane senzatetto. Entrambi frequentano spesso la stazione e così si vedono altre volte e piano piano nasce un rapporto strano tra le ragazze. Per un compito di scienze economiche e sociali Lou deve fare una relazione sulle donne senzatetto e chi meglio di No può aiutarla? Con la scusa delle interviste per la relazione tra le due nasce un rapporto strano. Lou le offriva da bere e ,in cambio, No le raccontava della sua vita in strada. Così, col passare del tempo, Lou decide di aiutare Nolwenn, a salvarla dal mondo selvaggio della città e dalle strade frenetiche. Così, chiede ai suoi genitori se può, la sua nuova amica senza tetto, convivere per un po’ con loro, la sua famiglia.
Così, grazie al trasferimento di No, incredibilmente la perenne la depressione di sua madre si dissolve. Una depressione nata per la perdita della propria bimba, anni fa.
Per un bel po’ tornò la normalità e il benessere nei rapporti. Ma purtroppo, No ricomincia a bere, perciò i genitori di Lou decidono di mandarla via. Pare che sia tornato tutto alla normalità tra i suoi genitori, ma le relazioni peggiorano, si intensificano nella sua mente. Nel frattempo No si trasferisce da Lucas, un ragazzo della classe di Lou, forse l’unico che non la evita a scuola e anche la sua situazione famigliare è parecchio complicata, in pratica vive da solo perché sua madre è partita e torna solamente ogni tanto. No riesce a trovarsi anche un lavoro, ma con questo i problemi non spariscono. Per un po’ Lucas e No, hanno vissuto nella casa del ragazzo, ma tra i tanti inganni il padre di Lou viene a scoprire la verità riguardante la storia. No è costretta ad andarsene, così decide di andare via coi soldi guadagnati, ti prendere l’aereo e raggiungere un vecchio amico fuori dalla Francia. Lou decide di seguirla, di abbandonare tutto quanto e restare con Nolwenn, però dopo due giorni passati fuori casa, No scompare lasciando Lou tutta sola.

Caratteristiche dei personaggi: Lou Bertignac: è la protagonista della storia, poiché è anche la voce narrante. Ha 13 anni ed è intelligente, il suo q.i. è di 160. Ma è una cosa che non apprezza, anzi odia differenziarsi talmente tanto dal resto dei suoi coetanei e compagni di classe. È una ragazza parecchio sensibile, chiusa in se stessa, ma un piccolo genio, ama le piccole cose ed è una ragazzina molto curiosa. Forse per questo è anche apatica, adora studiare, è affascinata dalle mille cose che la circondano, però odia relazionarsi con le persone che le stanno attorno.

Nolwenn: diciamo che è la co-protagonista, è un personaggio talmente strano. Col fluire della storia viene rappresentata quasi come la sorella maggiore di Lou e quasi come una figlia, insomma un essere che ha bisogno di cure perché è fragile e sensibile, ma si protegge con uno scudo invisibile di
coraggio e menefreghismo. Ma persone talmente deboli non resistono, dopo un po’ implodono se non si confidano, allora No ritorna a bere e fumare. Questa giovane senzatetto, appena diciottenne,  rappresenta la negazione dell’amore e con questo la carenza di fiducia e vera felicità. Per poco ha vissuto una vita normale, ma è restato in lei sempre il timore dell’avvenire.

Lucas: è il tipico ragazzo bello e ribelle, che si fa bocciare a costo di non perdere la sua reputazione di fannullone, il solito tipo che fa sghignazzare la classe dalle risate e ha il coraggio di affrontare i professori. È l’unico che fin dall’inizio ha sostenuto Lou e ha cercato di starle vicino, di esserle amico. Si è sempre fatto trovare disponibile e altruista, aperto ad ogni gesto e parola.

Tempo:  Tra il Maggio del 2006 e del Marzo 2007

Spazio: Parigi, Francia

Parte preferita: Adoro la parte in cui Lou deduce che la gente dell’universo è troppo passiva nei riguardi di altra gente e secondo me il succo del brano è proprio questa citazione: “ Siamo capaci di spedire aerei supersonici e missili nello spazio, identificare un criminale grazie a un capello o un minuscolo lembo di stoffa, creare un pomodoro che resti tre settimane in frigorifero senza raggrinzirsi, contenere miliardi d’informazioni in un microcip. Siamo capaci di lasciar morire la gente per strada”

Commento personale: Delphine de Vigan ha un modo di scrivere molto particolare, è una storia basata molto sulle relazioni e le emozioni, però ho notato che scrive soltanto delle situazioni e descrive poco il sentimento in se, oltre a questo la storia è dolce, ma tragica allo stesso tempo, è stata scorrevole, appunto, coinvolgente ed emozionante! Ma non uno dei libri che ho letto con maggior interesse o voglia.

Gli effetti secondari dei sogni
 Recensione di Anna Pavliv

Recensione Qualcuno con cui correre di David Grossman



Qualcuno con cui correre di David Grossman


  Autore:  David Grossman è uno scrittore israeliano, nato nel 1954 a Gerusalemme.
 Grossman ha studiato filosofia e teatro all’Università Ebraica di Gerusalemme ed è autore di parecchi romanzi, saggi e letteratura per lettori di ogni età. David Grossman è considerato uno dei più grandi scrittori contemporanei per via del suo straordinario talento di scrivere in maniera semplice e avvincente, uno stile capace di coinvolgere facilmente il lettore. E’ noto soprattutto per aver scritto “Qualcuno con cui correre” e “Ci sono  bambini a zig zag” e anche per aver sperimentato nuovi stili originali di scrittura, come nei suoi libri “Che tu sia per me il coltello” e “Vedi alla voce: amore”.

Trama:   “Qualcuno con cui correre” è un romanzo strutturato in maniera confusionale, ma il suo magnifico stile di scrittura non permette in alcun modo al lettore di distogliere lo sguardo dalle pagine per un attimo e di ripescare il cuore dalla storia; è talmente coinvolgente!
Innanzitutto il racconto è suddiviso in due protagonisti, che inconfutabilmente sono destinati ad incontrarsi per via di Dinka.Una vecchia cagna intelligentissima che per sfortuna si è ritrovata al canile municipale.
E un sedicenne timido e goffo di nome Assaf, che per l’estate decide di lavorare al municipio per racimolare un po’ di soldi per potersi permettere un obbiettivo della Canon, poiché lui è un amante della fotografia, viene incaricato di riportare Dinka dal suo proprietario e consegnargli il modulo 76, la multa per aver perduto la cagna. Non appena usciti dal canile, iniziò la corsa dietro a Dinka. Seguendo la bestia per le strade di Gerusalemme, Assaf giunge in posti impensabili e a lui prima sconosciuti e con questi anche le persone particolari che in modo semplice riescono ad aprire la mente di Assaf e ampliarla. In più, lentamente, Assaf impara a conoscere la grande e incredibile storia e personalità di Tamar. La proprietaria di Dinka, irraggiungibile. Una ragazza che sembra forte a primo impatto, ma piano si scopre tutto il contrario. La sedicenne è individualista, decisa e non con un’alta autostima di se stessa e del mondo che la circonda, caratterizzata di una profonda passione per l’arte. Il canto è ciò che lei ama fare di più, oltre che a stare col suo amatissimo fratello, scomparso da un bel po’ di tempo di casa. Così lei decide di fuggire di casa, per salvare il fratello tossicodipendente,  e dalla fondatezza che la circonda e immedesimarsi in una realtà di tutt’altra crudezza.
   Sfruttando il suo talento, Tamar dopo un po’ di tempo che passò a cantare e a fare l’artista di strada, venne coinvolta nella stessa rete di banda di malfattori, governata da un uomo sgradevole di nome Pessah, in cui si trovava Shay, il fratello. Shay è talentuoso, un dio con la chitarra, ma secondo lui senza la droga sarebbe una nullità, eppure il suo aspetto è sgradevole, emana debolezza e ormai nessuna speranza di ritornare ad una vita normale.
   In ogni caso Tamar è decisa e vuole assolutamente arrivare fino in fondo in questo suo piano progettato per mesi, vuole assolutamente tirare fuori di lì suo fratello. Assai difficile, staccarsi dalla droga e da quel luogo di malfattori… è impossibile, così continuano a dirle le persone del posto. Ma la speranza è l’ultima a morire, così è anche per Assaf che affronta delle realtà a lui prima sconosciute.
Entrambi i ragazzi riescono a crescere e maturare e diventare forti combattendo con le loro paure.
    Assaf e Tamar hanno in comune la loro poca autostima di loro stessi e del loro aspetto. Assaf ha la faccia ricoperta da brufoli ed è impacciato. Mentre Tamar è di bel aspetto secondo coloro che conoscere, caratterizzata da bei riccioli neri e lunghi, costretta a tagliarli a zero per entrare nel suo personaggio da “artista di strada problematica”.

Commento personale:     Dopo aver finito di leggere “Qualcuno con cui correre” ho provato quella sensazione di FINE, vera fine. Come se non sapessi più che cosa fare dopo aver letto l’ultimo rigo del libro. Ho addirittura conservato le ultime pagine ai momenti di totale silenzio per essere travolta dal pathos e godermi le ultime parole.
Dopo averlo finito sono rimasta circa una decina di minuti a riflettere a tutto ciò che è accaduto dalla prima all’ultima pagina. È un libro sconvolgente, tanto che per un paio di giorni la mia vita si è trasformata in quella di Assaf e Tamar, ed io vivevo e maturavo insieme a loro rigo dopo rigo.
Davvero emozionante! Inoltre trasmette talmente tante cose che ancora oggi a distanza di un mese che ho finito di leggere il libro, mi metto a pensare: alla tristezza e la sgradevolezza della tossicodipendenza, alle tantissime storie difficili che maggior parte degli adolescenti ha passato e che ognuno le affronta a modo suo, alla grandezza dei cuori e la bontà di certe persone, e viceversa. E soprattutto a quanto sia importante l’amore in questo mondo, senza il quale non sarebbe cominciata la stravolgente avventura dei due adolescenti.

Qualcuno con cui correre


 Recensione di Anna Pavliv

Recensioni di Balza e la Piccola Sarta cinese di Dai Sajie



Balzac e la Piccola Sarta cinese

Autore: Dai Sijie è figlio di un medico e nasce in Cina nel 1954, da giovanissimo viene spedito nella provincia di Sichuan in un campo di rieducazione fino al 1974. Alla morte di Mao, riesce ad entrare all'Università dove studia storia dell'arte e dove riesce ad ottenere una borsa di studio in Francia. Così tuttora vive e lavora a Parigi. Scrisse il suo primo libro nel 2000 ed è “Balzac e la Piccola Sarta cinese”.

Trama: In breve, la Dai Sijie ci narra di due ragazzi; Luo e il suo amico (il quale è anche omodiegetico, cioè narratore interno e non onnisciente),  i quali vengono mandati in rieducazione in un villaggio nella montagna di Phenix, poiché sono figli di un medico e un dentista che non sono considerati altro che “nemici del popolo”.
Non appena giunti in quel luogo abitato solo da rozzi contadini devono affrontare subito una prova, la fiducia del capo del villaggio nei riguardi dei due ragazzi poiché uno di essi ha seco uno strumento musicale, un violino, sconosciuto al popolo di quel posto. Il capo del villaggio, dall’aspetto orrido chiede di suonargli qualcosa, e Luo suggerisce all’amico di improvvisare una sonata, con molta furbizia la intitola: “Mozart pensa al presidente Mao”. Dopo un bel po’ di tempo passato a lavorare faticosamente in quel villaggio sperduto e scollegato alla civiltà, il capo attribuisce ad entrambi l’affascinante compito di visitare una volta al mese il villaggio a poca distanza dal loro per assistere alla proiezione dei film, per poi tornare e riassumere al proprio villaggio tutta la storia nei minimi particolari. Ai due la cosa interessò molto e in seguito si dimostrarono parecchio bravi a raccontare le storie.
Venendo continuamente in quel piccolissimo villaggio, chiamato Yong Jing, incontrano la figlia del sarto del villaggio. Questa, la Piccola Sarta importa un po’ di allegria nelle loro vite e da qui nasce la splendida avventura d’amore tra Luo e lei. Oltre a questo la storia diventa veramente movimentata quando i due amici scoprono che un loro amico, Quattrocchi, è proprietario di una valigia segreta, la quale contiene tantissimi libri e perciò la nasconde sotto il suo letto.
Dopo aver preso in possesso il libro di Balzac le loro vite assumono una visione completamente diversa e prima a loro sconosciuta.

Personaggi: Luo, è un ragazzo molto furbo e tranquillo, capace di inventarsi intere storie su due piedi e raccontarle con una tranquillità immane. Inoltre è un ragazzo socievole, al contrario del suo migliore amico che è molto riservato e più un amante della solitudine e tranquillità, e anche del suo violino.
La Piccola Sarta, è una ragazza bellissima e piena di vita, ma senza alcuna istruzione. Infatti all’incontro coi due ragazzi si mostra molto interessata e racconta loro quanto ama la presenza delle persone istruite.
Il padre della Piccola Sarta, il sarto del villaggio le ha insegnato solo a leggere.

Tempo della storia: La storia si svolge durante la Rivoluzione culturale, lanciata nel 1966, era volta a frenare l'ondata riformista promossa in seno al partito principalmente da Deng Xiaoping e Liu Shaoqi, per ripristinare l'applicazione ortodossa del pensiero marxista-leninista. Questa rivoluzione non veniva a cessare con la presa del potere da parte dei comunisti, ma continuava per impedire l’imborghesimento del partito stesso.
La rivoluzione culturale era fondata sulla mobilitazione dei giovani, universitari o meno, che erano figli dei borghesi, o semplici persone che facevano un lavoro nobile come lo scrittore, il medico ecc.
Ancora oggi non è chiaro quanti siano stati i morti, sono circa 7 milioni di vittime.

Commento personale: È stato veramente bello leggere un libro simile, non è il mio genere ma è stata un piacere. E mi ha trasmesso veramente molto, credo sia questa l’importanza dei libri, alla fine è anche questo il messaggio:
assorbire il più possibile il significato che lo scrittore vorrebbe trasmettere durante la lettura di un libro, in questo caso credo sia proprio la felicità nel leggere e migliorare sé stessi dopo la fine di ogni libro.
 La soddisfazione nel sentirsi più liberi col pensiero e più acculturati.

Recensione scritta da Anna Pavliv

Balzac e la Piccola Sarta cinese

mercoledì 3 aprile 2013

C'è quella piccola parte di noi... pigra!

Siamo grandi essere umani che facciamo facciamo e facciamo e siamo sempre in movimento, il nostro cervello pensa sempre anche mentre dormiamo inconsciamente pensa a qualcosa e produce dei sogni e durante il giorno egli produce altri sogni con un maggiore pizzico di realtà.
La realtà è che questo continuo dover stare in movimento ci stanca, o almeno, è successo con me.
Mi sono seduta, e ora non ho voglia di far nulla, perchè ho corso troppo e ora voglio riposarmi.
Pensare a me. Ai miei pensieri. A quello che sto facendo e a quel che devo fare...
credo che sia la miglior cosa, piano piano smaltirò la pigrizia e ritornerò in corsa.

ragazza rosa