Recensione: Gli effetti
secondari dei sogni di Delphine de Vigan
Delphine
de Vigan: nasce a
Boulogne-Billancourt,
in Francia, nel 1966. È una
scrittrice francese. È l'autrice di quattro romanzi. Il suo primo
romanzo,
Giorni senza fame è stato pubblicato nel 2001, si tratta di un
romanzo autobiografico sulla battaglia e
la guarigione di un' anoressica di 19 anni.
Delphine de Vigan ha pubblicato in seguito, nel 2005, col suo nome
Les
jolis garçons, un breve romanzo, di 150 pagine, costituito dalle tre storie
di una giovane donna, Emma. Poi, scavando nel tema delle difficoltà amorose e
della memoria, ha pubblicato nel 2006
Una sera di dicembre.
Ha svolto
lavori di ogni tipo, dall’hostess alla stiratrice passando per dimostratrice
nei supermercati di marche di formaggi, ha occupato a Alfortville un posto come quadro in un istituto di
ricerche di mercato. Oggi è madre di due bambini e scrittrice a tempo pieno dal
2007, l’anno in cui è stato pubblicato il romanzo:
Gli effetti secondari dei sogni.
Trama: Lou Bertignac è
una tredicenne col quoziente intellettivo pari a 160, perciò è progredita di
due anni, a scuola, rispetto ai suoi coetanei. Nella sua classe piena di
quindicenni non ha stretto amicizie e in più Marin, il suo professore è
veramente tanto severo.
Lou, ama andare alla stazione dei treni, Austerlitz, le piace osservare le
emozioni della gente. Lì per puro caso, incontra e poi conosce No, una giovane
senzatetto. Entrambi frequentano spesso la stazione e così si vedono altre
volte e piano piano nasce un rapporto strano tra le ragazze. Per un compito di
scienze economiche e sociali Lou deve fare una relazione sulle donne senzatetto
e chi meglio di No può aiutarla? Con la scusa delle interviste per la relazione
tra le due nasce un rapporto strano. Lou le offriva da bere e ,in cambio, No le
raccontava della sua vita in strada. Così, col passare del tempo, Lou decide di
aiutare Nolwenn, a salvarla dal mondo selvaggio della città e dalle strade
frenetiche. Così, chiede ai suoi genitori se può, la sua nuova amica senza
tetto, convivere per un po’ con loro, la sua famiglia.
Così, grazie al trasferimento di No, incredibilmente la perenne la
depressione di sua madre si dissolve. Una depressione nata per la perdita della
propria bimba, anni fa.
Per un bel po’ tornò la normalità e il benessere nei rapporti. Ma purtroppo,
No ricomincia a bere, perciò i genitori di Lou decidono di mandarla via. Pare
che sia tornato tutto alla normalità tra i suoi genitori, ma le relazioni
peggiorano, si intensificano nella sua mente. Nel frattempo No si trasferisce
da Lucas, un ragazzo della classe di Lou, forse l’unico che non la evita a
scuola e anche la sua situazione famigliare è parecchio complicata, in pratica
vive da solo perché sua madre è partita e torna solamente ogni tanto. No riesce
a trovarsi anche un lavoro, ma con questo i problemi non spariscono. Per un po’
Lucas e No, hanno vissuto nella casa del ragazzo, ma tra i tanti inganni il
padre di Lou viene a scoprire la verità riguardante la storia. No è costretta
ad andarsene, così decide di andare via coi soldi guadagnati, ti prendere
l’aereo e raggiungere un vecchio amico fuori dalla Francia. Lou decide di
seguirla, di abbandonare tutto quanto e restare con Nolwenn, però dopo due
giorni passati fuori casa, No scompare lasciando Lou tutta sola.
Caratteristiche dei personaggi: Lou
Bertignac: è la protagonista della storia, poiché è anche la voce narrante.
Ha 13 anni ed è intelligente, il suo q.i. è di 160. Ma è una cosa che non
apprezza, anzi odia differenziarsi talmente tanto dal resto dei suoi coetanei e
compagni di classe. È una ragazza parecchio sensibile, chiusa in se stessa, ma
un piccolo genio, ama le piccole cose ed è una ragazzina molto curiosa. Forse
per questo è anche apatica, adora studiare, è affascinata dalle mille cose che
la circondano, però odia relazionarsi con le persone che le stanno attorno.
Nolwenn: diciamo che è la
co-protagonista, è un personaggio talmente strano. Col fluire della storia
viene rappresentata quasi come la sorella maggiore di Lou e quasi come una
figlia, insomma un essere che ha bisogno di cure perché è fragile e sensibile,
ma si protegge con uno scudo invisibile di
coraggio e menefreghismo. Ma persone talmente deboli non resistono, dopo un
po’ implodono se non si confidano, allora No ritorna a bere e fumare. Questa
giovane senzatetto, appena diciottenne,
rappresenta la negazione dell’amore e con questo la carenza di fiducia e
vera felicità. Per poco ha vissuto una vita normale, ma è restato in lei sempre
il timore dell’avvenire.
Lucas: è il tipico ragazzo bello
e ribelle, che si fa bocciare a costo di non perdere la sua reputazione di
fannullone, il solito tipo che fa sghignazzare la classe dalle risate e ha il
coraggio di affrontare i professori. È l’unico che fin dall’inizio ha sostenuto
Lou e ha cercato di starle vicino, di esserle amico. Si è sempre fatto trovare
disponibile e altruista, aperto ad ogni gesto e parola.
Tempo: Tra il Maggio del 2006 e del Marzo
2007
Spazio: Parigi, Francia
Parte preferita: Adoro la
parte in cui Lou deduce che la gente dell’universo è troppo passiva nei
riguardi di altra gente e secondo me il succo del brano è proprio questa
citazione:
“ Siamo capaci di spedire
aerei supersonici e missili nello spazio, identificare un criminale grazie a un
capello o un minuscolo lembo di stoffa, creare un pomodoro che resti tre
settimane in frigorifero senza raggrinzirsi, contenere miliardi d’informazioni
in un microcip. Siamo capaci di lasciar morire la gente per strada”
Commento personale: Delphine
de Vigan ha un modo di scrivere molto particolare, è una storia basata molto
sulle relazioni e le emozioni, però ho notato che scrive soltanto delle
situazioni e descrive poco il sentimento in se, oltre a questo la storia è dolce,
ma tragica allo stesso tempo, è stata scorrevole, appunto, coinvolgente ed
emozionante! Ma non uno dei libri che ho letto con maggior interesse o voglia.
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Recensione di Anna Pavliv