domenica 16 dicembre 2012

Anna Pavliv su Twitter :)



martedì 11 dicembre 2012

Lei era un’insensibile del cazzo.




Si svegliava la mattina e sorrideva, almeno cercava di farlo. Metteva i piedi nelle ciabatte e i primi passi erano solo pelle d’oca, leggeri brividi del freddo. Cosa normale quando ci si alza d’inverno, tirandosi fuori da sotto gli strati di piumone e roba. Ecco, andava al bagno, a occhi semi-aperti, o semi-chiusi, come volete. Accendeva la luce, gesto abituale. E si guardava allo specchio.
La prima cosa che vedeva, il terrore.
Cesso, denti, faccia e ascelle, poi via a vestirsi. Non le importava tanto di quel che si infilava addosso, ma doveva aver caldo, almeno un minimo di carineria doveva assumerla per superare la giornata.
Accendeva una bella canzone pimpante, riusciva a svegliarsi, così ne era convinta.
Capelli, trucco, tabacco e via con lo zaino in spalla.
La giornata di una ragazza insensibile è cominciata.
Doveva attraversare vie di foglie gialle sotto un cielo limpido.
Cercava di respirare a pieni polmoni l’aria del mattino.
Voleva raggiungere la felicità così, con cose semplici… povera idiota.

Arrivava al banco di scuola e si sedeva sulla sua sedia fredda e scomoda, apriva il libro sperando che nessuno le dicesse niente. Si rifugiava nei libri, in una storia forse più felice forse più triste della sua, forse un po’ tutto di più. Forse era uno dei pochi modi in cui riusciva a vivere, leggendo dei sentimenti degli altri… provando a capire perché solo nei libri ce ne fossero di così puri e sinceri.
Lei era un’insensibile, non c’era nulla da fare.

Scendeva giù in cortile a fumarsi la sua sigaretta, pausa. Sorrideva alle persone che conosceva, scherzava con la sua amica, si raccontavano le cose, forse a lei non importava di tutta la sensibilità che ha perso. In ogni caso, tornava in classe superando altre ore di agonia.

Usciva, era una giornata diversa. Tutti i giorni non sono lo stesso giorno. Ogni giorno è un giorno di merda a modo suo. Per fortuna non se ne rendeva conto, se ne rese conto oggi.
Quando dopo una giornata movimentata, arrivò la sera e vide gli occhi di un ragazzo innamorato, che non era il suo, per carità certe fortune ti prendono per il culo. Ecco lì, lì lei si accorse di essere un insensibile del cazzo, lo fece soffrire, lo fece star male, come fece altrettanto col proprio ragazzo un paio di ore prima.
Se ne accorse, dopo.
Volle piangere, non ci riuscì, era un’insensibile del cazzo.


domenica 2 dicembre 2012

Lentamente muore (Ode alla vita) di Marta Madeiros


Lentamente muore
chi diventa schiavo dell'abitudine,
ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi,
chi non cambia la marcia,
chi non rischia e cambia colore dei vestiti,
chi non parla a chi non conosce.

Muore lentamente
chi fa della televisione il suo guru.
Muore lentamente chi evita una passione,
chi preferisce il nero su bianco
e i puntini sulle "i"
piuttosto che un insieme di emozioni,
proprio quelle che fanno brillare gli occhi,
quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso,
quelle che fanno battere il cuore
davanti all'errore e ai sentimenti.

Lentamente muore
chi non capovolge il tavolo
quando è infelice sul lavoro,
chi non rischia la certezza per l'incertezza
per inseguire un sogno,
chi non si permette almeno una volta nella vita,
di fuggire ai consigli sensati.

Lentamente muore
chi non viaggia,
chi non legge,
chi non ascolta musica,
chi non trova grazia in sé stesso.

Muore lentamente
chi distrugge l'amor proprio,
chi non si lascia aiutare
chi passa i giorni a lamentarsi
della propria sfortuna o della pioggia incessante.

Lentamente muore
chi abbandona un progetto prima di iniziarlo,
chi non fa domande sugli argomenti che non conosce o non risponde quando gli chiedono qualcosa che conosce.

Evitiamo la morte a piccole dosi,
ricordando sempre che essere vivo
richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto di respirare.

Soltanto l'ardente pazienza
porterà al raggiungimento di una splendida felicità.
 
di Marta Madeiros 
(è attribuita per sbaglio a Pablo Neruda)