La
prima cosa che vedeva, il terrore.
Cesso,
denti, faccia e ascelle, poi via a vestirsi. Non le importava tanto di quel che
si infilava addosso, ma doveva aver caldo, almeno un minimo di carineria doveva
assumerla per superare la giornata.
Accendeva
una bella canzone pimpante, riusciva a svegliarsi, così ne era convinta.
Capelli,
trucco, tabacco e via con lo zaino in spalla.
La
giornata di una ragazza insensibile è cominciata.
Doveva
attraversare vie di foglie gialle sotto un cielo limpido.
Cercava
di respirare a pieni polmoni l’aria del mattino.
Voleva
raggiungere la felicità così, con cose semplici… povera idiota.
Arrivava
al banco di scuola e si sedeva sulla sua sedia fredda e scomoda, apriva il
libro sperando che nessuno le dicesse niente. Si rifugiava nei libri, in una
storia forse più felice forse più triste della sua, forse un po’ tutto di più.
Forse era uno dei pochi modi in cui riusciva a vivere, leggendo dei sentimenti
degli altri… provando a capire perché solo nei libri ce ne fossero di così puri
e sinceri.
Lei
era un’insensibile, non c’era nulla da fare.
Scendeva
giù in cortile a fumarsi la sua sigaretta, pausa. Sorrideva alle persone che
conosceva, scherzava con la sua amica, si raccontavano le cose, forse a lei non
importava di tutta la sensibilità che ha perso. In ogni caso, tornava in classe
superando altre ore di agonia.
Usciva,
era una giornata diversa. Tutti i giorni non sono lo stesso giorno. Ogni giorno
è un giorno di merda a modo suo. Per fortuna non se ne rendeva conto, se ne
rese conto oggi.
Quando
dopo una giornata movimentata, arrivò la sera e vide gli occhi di un ragazzo
innamorato, che non era il suo, per carità certe fortune ti prendono per il
culo. Ecco lì, lì lei si accorse di essere un insensibile del cazzo, lo fece
soffrire, lo fece star male, come fece altrettanto col proprio ragazzo un paio
di ore prima.
Se
ne accorse, dopo.
Volle
piangere, non ci riuscì, era un’insensibile del cazzo.

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